Il Malawi
Il Malawi è un piccolo stato nel cuore dell’Africa nera, il cui territorio è occupato per un terzo dal grande lago Malawi, che si estende per circa 600 Km di lunghezza e 80 Km di larghezza.
Siamo all’inizio della Rift Valley, la profonda spaccatura che attraversa la zolla africana orientale fino al Mar Rosso; eventi geologici hanno provocato sprofondamenti e innalzamenti nella crosta terrestre, producendo strani e meravigliosi paesaggi: catene montuose tagliate a gole, ricoperte da fitta foresta, in cui scorrono torrenti e cascate; un lago tra i più profondi del mondo bordato da papiri giganti e palme da cocco.
Chi arriva in Malawi per la prima volta è inevitabilmente catturato dalla bellezza maestosa della natura e dalla cordialità dei suoi abitanti, ma il grande stupore per un angolo di mondo tanto affascinante lascia lentamente il posto al dolore quasi fisico che si avverte nel toccare con mano quanto i diritti fondamentali di ogni uomo siano ancor oggi negati.
Il colonialismo ha sfruttato le risorse naturali ed umane del Malawi senza preoccuparsi di gettare le basi per un futuro possibile, dirottando in Europa ricchezze e capitali. Oggi questo paese è tra i più poveri del continente africano, escluso dal gioco dell’economia mondiale, strangolato dal debito estero, affamato dalle carestie, martoriato dall’Aids.
Il Malawi è un paese estremamente povero, con un PIL tra i più bassi del mondo. Negli ultimi dieci anni, accanto alle malattie endemiche del paese come malaria, bilarziosi e infezioni intestinali, si è aggiunta l’Aids che ha decimato la popolazione nella fascia di età compresa tra i venti e i quarant’anni. Altissima è la percentuale di nati sieropositivi e altissimo è il numero di orfani che i villaggi, da soli, non sono più in grado di accogliere e mantenere.
Negli anni 2003-2004 si è verificata una delle più grandi carestie del secolo che ha messo in ginocchio tutti i paesi dell’Africa del Sahel e Centro Meridionale (Zambia - Zimbabwe - Malawi), privi delle riserve alimentari necessarie a far fronte alla richiesta di mais, base dell’alimentazione quotidiana.
L’incontro con questa realtà d’Africa è stato la provocazione a tentare un percorso concreto di solidarietà con i suoi abitanti, per progettare un’economia più umana, per valorizzare il pensiero e la tenerezza.

